Monumento Twin Peaks
thoughts /
Quando lessi che le voci circa la terza stagione di Twin Peaks avevano acquistato fondamento definitivo, le mie aspettative non erano di certo decollate. Tanti anni dall'ultimo lungometraggio di Lynch, un quarto di secolo addirittura da quella capocciata di Cooper allo specchio. Una passerella per le vite dei personaggi principali, cosa hanno combinato negli ultimi due anni. Roba per i fan, ma niente che possa interessare un pubblico abituato ad una televisione dai ritmi più alti, ignaro probabilmente della lezione che la serie originale ha impartito in maniera più o meno diretta su tutta la produzione a lei successiva. Come mettersi a fare un veliero in scala con le asticelle di legno nella rimessa, toh.
Poi mi sono ricordato chi ci sarebbe stato a tirare i fili. Lynch. Mai banale nella sua opera e nella sua comunicazione. Ha chiuso la seconda stagione di TP con l'invito di Laura Palmer a riincontrarci tra venticinque anni, e la sua parola non è venuta meno.
Giudizio secco: Twin Peaks: The Return è un monumento. È il mondiale 2006 di Zidane, è l'ultimo disco di Bowie, è testimonianza di come per chiunque sia fatto di quella pasta il tempo sia un'incombenza di poco conto. L'unica riserva deriva dall'aver visto le serie precedenti: che parere ne avrei avuto se vergine all'universo di Twin Peaks? Al contempo l'affezione massima avrebbe potuto coprirmi di winkelmanniano pregiudizio, secondo cui solo il passato remoto è degno di attenzione mentre ogni prodotto contemporaneo è sciatto ed imitatore.
Ora io non conosco il signore Davide Lince di persona, ma non credo mi sbaglierei di molto nel vederlo zelotamente devoto al dettaglio più minimo.
Le sfide
Girare Twin Peaks a tale distanza dall'ultimo episodio mostrava parecchie sfide, alcune delle quali abbastanza evidenti.
Venticinque anni
A meno alcuni attori non siano andati nello spazio, sono passati venticinque anni per tutti loro: questo avrebbe reso impossibile inscenare il sequel a ridosso del periodo originale, perché almeno i personaggi più giovani (le bellissime Audrey, Mdcn, Bobby, Luke) non sarebbero stati credibili. Cambiare cast in toto? No grazie. Mettiamoci pure che qualcuno ci ha salutati in questi anni, non era per nulla facile venirne a capo. Lynch ha sfruttato l'uovo di colombo - la profezia di Laura Palmer - ed ha ambientato la terza serie proprio nel duemiladiciassette. C'era poi il problema di ficcare telefoni e computer ovunque, quando nei primi episodi si parlava ancora dalle cabine. Twin Peaks: the Return è un trionfo di schermi usati come
Colorama
Chi ha visto le prime due serie è certamente affezionato ad una fotografia satura ed accesa, tipica dei prodotti dell'epoca. Che fare oggi? Lynch ha mantenuto tale luce per le scene girate nel paese
[divisa a righe scuola] [meals on wheels] [rossetto puttane]
Episodio otto
Twin Peaks S03E08 è l'ultimo film di David Lynch. La mia competenza in campo televisivo è troppo limitata per poter affermare che sia la cosa più ___ apparsa sul piccolo schermo, ma non credo ci andrei troppo lontano ecco. Un episodio costituito interamente da un'analessi (ho fatto il classico baby, non scriverò f****back) che offre una spiegazione simbolista alla venuta del male nel mondo. Lynch ha ribadito più volte come la sua opera non necessiti di interpretazione, ma vada goduta in maniera immediata perché non c'è troppo intrigo dietro: egli è un'esteta totale e parla per giustapposizione di immagini, ognuno può vederci quel che vuole.
In questo caso non occorre neanche lambiccarsi troppo le cervella per leggere la blanda denuncia - il farfallone del demonio è frutto degli esperimenti atomici nel deserto del Messico negli anni Quaranta - la bellezza è tutto nel come.
Sarebbe potuto essere tranquillamente un inciso di una decina di minuti all'interno degli altri episodi, ma non avremmo goduto di tante scene squisite, di tanti piccoli capolavori indipendenti e connessi, come pietre di un pendente regale. Paradossalmente S03E08 è il capitolo più accessibile di tutti, perché non occorre saper nulla di quanto accaduto nel resto della serie. Chiunque cerchi il senso dietro tali cinquanta minuti, probabilmente deve spogliarsi delle categorie consuete della narrazione e lasciarsi sommergere dal bello.
Bello non è (solo) pace ed armonia, bello è scuotimento, vertigine, emozione, Spannung.